La Storia di Cabernardi

Cabernardi nella storia

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Le origini di Cabernardi risalgono ufficialmente al 1626, come attestato dai documenti conservati nell’archivio parrocchiale. Tuttavia, reperti più antichi — come pietre incise con date visibili su alcune abitazioni — suggeriscono che esistessero insediamenti già a partire dal 1200.

La tradizione orale racconta che furono quattro fratelli a fondare il paese: Bernardo, Crociano, Massimo e Martino. Da ognuno di loro prendono il nome i principali quartieri storici di Cabernardi:

Cabernardi Vecchio (Bernardo): È il nucleo originario del paese, situato a nord dell’attuale centro abitato. Si estende dalla borgata Croce fino a casa Mazzi, in direzione Camartoni. Qui si stabilì inizialmente Bernardo, il fratello maggiore, e da lui probabilmente deriva anche il nome del paese, inteso come Ca’ (casa) di Bernard

Croce (Crociano): Di dimensioni contenute, si sviluppa tra la casa parrocchiale (l’attuale piazza) e le vecchie scuole. In passato era considerato il cuore pulsante del paese: ospitava i principali servizi, come la banca, la farmacia, l’ufficio postale, la scuola materna e l’ambulatorio medico.

Massa (Massimo): Conosciuta anche come Villa di Valle Massa, ha origini molto antiche, documentate già dal 1200. Il quartiere è delimitato a est dalla “strada piana”, a ovest dal Circolo, a sud dalla Miniera e a nord dalle vecchie fonti

Camartoni (Martino): Si trova a circa un chilometro dalla piazza, all’estremo lembo del paese, in una valle attraversata da un rettilineo. Camartoni mescola edifici storici e nuove abitazioni, conservando un’atmosfera autentica.

La scoperta dello zolfo
e la nascita della miniera

La storia mineraria di Cabernardi comincia intorno agli anni Settanta dell’Ottocento. Secondo una leggenda locale, la scoperta del giacimento di zolfo si deve a un contadino: i suoi animali si rifiutavano di bere da una pozza d’acqua dall’odore pungente e coperta da una pellicola superficiale. L’uomo si rivolse allora a Don Tommaso Vitaletti, parroco del paese dal 1866 al 1891, che fece intervenire un perito da Arcevia. Accertata la presenza del minerale, iniziarono i primi scavi.

Il 16 aprile 1886 fu dichiarata ufficialmente la scoperta del giacimento. Dopo essere passata sotto la gestione dei signori Buhl e Deinhard (1878–1899), e successivamente della Ditta Trezza-Albani (1899–1917), la miniera venne acquisita nel 1917 dalla Montecatini – Società Generale per l’Industria Mineraria, che ne mantenne la proprietà fino alla chiusura definitiva.

Anni di lavoro e lotte:
la vita in miniera

Negli anni ’50, Cabernardi contava circa 3.000 abitanti, e la miniera dava lavoro a oltre 1.600 operai. Tuttavia, nel 1952, la Montecatini, motivando la scelta con il progressivo esaurimento del giacimento, annunciò 860 licenziamenti, pari a circa la metà della forza lavoro. Fu l’inizio della crisi.

Il 28 maggio 1952, il turno pomeridiano della miniera — invece di smontare alle 22 — decise di occupare i siti di Cabernardi e Vallotica. Circa 400 operai parteciparono all’azione: alcuni rimasero nelle gallerie al 13° livello, a più di 500 metri di profondità, mentre altri si fermarono nella superficie all’esterno. L’occupazione durò 40 giorni, un periodo ricordato come uno dei momenti più intensi della storia sociale della zona.

Il gesto di resistenza fu sostenuto dall’intera comunità: popolazione, autorità civili e religiose si unirono nel supporto ai “sepolti vivi”, come furono definiti i minatori rimasti sottoterra. L’episodio venne raccontato anche nel documentario “Pane e Zolfo” di Gillo Pontecorvo e da Gianni Rodari nell’articolo di giornale che scrisse denominando la vicenda dei “Sepolti Vivi”.

Il 5 luglio i minatori risalirono in superficie. I lavori ripresero, ma il destino della miniera era ormai segnato. La Montecatini proseguì con i licenziamenti, i pensionamenti e il trasferimento dei più giovani in altri impianti dell’azienda: in Sicilia, Toscana, Trentino e a Pontelagoscuro (Ferrara), contribuendo alla nascita di un nuovo polo petrolchimico. Molti altri operai emigrarono, soprattutto in Belgio, per lavorare nelle miniere di carbone.

La miniera di Cabernardi chiuse definitivamente il 5 maggio 1959.